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PROPOSTE AMBITO IDRICO

PROPOSTE AMBITO IDRICO

La situazione del sistema acque in Abruzzo è fortemente compromessa . Da un lato abbiamo reticolo idrografico superficiale in più punti compromesso , dall’altro una gestione delle risorse idriche legata troppo spesso ad interessi politici  che ha dato vita, in alcuni casi, a dei veri e propri sistemi clientelari. Il sistema del servizio idrico integrato ha qui  mostrato tutte le forti criticità legate alla istituzione degli ATO e di uniche società affidatarie del servizio.

Per cercare di migliorare la qualità delle nostre acque occorrerebbe:

·         Riqualificare le sponde dei corsi d’acqua mediante fasce tamponi in grado di attutire le forme di inquinamento diffuso legate soprattutto all’attività agricola. Prevedere la  possibilità di sistemi di depurazione naturale a valle dei sistemi classici per le utenze non collettate alla rete fognaria;

·         Controllo più accurato dei piccoli impianti di depurazione. La presenza di tanti piccoli impianti diffusi crea non poche difficoltà di gestione, dato che spesso i costi sono molto elevati ed il controllo del processo depurativo saltuario.

·         Rivalutare l’opportunità degli ATO e di tutto il SISTEMA IDRICO INTEGRATO.

Ha funzionato la legge Galli 36/94?!

Proposta: discussione politica sui risultati che tale legge ha prodotto in Abruzzo e su altre possibili modalità di gestione del monopolio naturale quale è il servizio idrico anche alla luce di esperienze internazionali.

 

 

 

 

GIOVEDI’ 18 SETTEMBRE

ORE 17,30

SALA CONGRESSI – HOTEL DEI MARSI – AVEZZANO

 

I° ASSEMBLEA REGIONALE DEGLI

ECOLOGISTI DEMOCRATICI

 

Ordine dei lavori:

ore 17.30        relazione del Coordinatore Regionale Provvisorio Vincenzo Pisegna e presentazione del Documento Programmatico

ore 18.00        saluto degli invitati

ore 18.30        dibattito

ore 19.30        elezione degli Organismi dirigenti

 

modera                       Domenico Carusi                   Coordinatore Morsicano Ecodem

presiede                      Marco Ciarafoni                    membro Direttivo Nazionale Ecodem

partecipano                Luciano D’Alfonso                Segretario Regionale PD Abruzzo

                                   Michele Fina                         Segretario PD Provincia dell’Aquila

                                   Silvio Paolucci                       Segretario PD Provincia di  Chieti

                                   Antonio Castricone               Segretario PD provincia di Pescara

                                   Giuseppe Di Luca                 Segretario PD Provincia di Teramo

conclude                    Sen. Fabrizio Vinni                Presidente Nazionale Ecodem        

Viabilità sostenibile

La viabilità sostenibile

Fino alla metà degli anni 90 una piccola strada di accesso alla ss81 nella zona del Ponte di S, Antonio a Penne collegava le contrade di Collalto e Case Bruciate tra Farindola e Montebello. Il passaggio del fiume era garantito a valle della diga con un piccolo ponte, ai confini dell’attuale riserva naturale. La possibilità di ripristinare il tracciato stradale eviterebbe il carico eccessivo del traffico stradale sulla Diga stessa oltre a costituire un indubbio vantaggio per chi deve viaggiare in direzione della costa adriatica. Si tratta in effetti di circa 300 metri di strada da ripristinale e rendere agibile come un tempo. Una pista ciclabile dovrebbe inoltre collegare la lecceta di Colleromano con il fiume Tavo e gli impianti sportivi con una nuova via di accesso alle aree protette vestine. Resta tuttavia da definire la variante dell’Anas della statale 81 nei pressi di Penne. La nuova viabilità in questa area delicata e complessa dal punto di vista del paesaggio dovrà necessariamente ridurre al minimo gli impatti ambientali evitando costruzioni invasivi con viadotti e muri in cemento. Dal momento che la maggior parte delle opere viarie vengono realizzate per conto di Enti Pubblici quali Regione, Province e Comuni occorre avviare nuovi metodi di progettazione ambientale che tenga conto di fattori a volte sottovalutati ignorati come gli equilibri ecologici e idrogeologici ma anche l’estetica del territorio la ricchezza del patrimonio vegetale e anche la necessità di ridurre al minimo gli impatti antropici.

 

Rivalutazione del paesaggio

Rivalutazione del Paesaggio mediterraneo a mosaico e promozione della biodiversità

 

In Europa meridionale, il paesaggio a mosaico dell’Appennino centrale localizzato nella fascia collinare adriatica, ma anche nei margini delle conche ed altipiani interni dell’Abruzzo, rappresenta uno degli ambienti maggiormente minacciati e meritevoli di azioni di tutela, conservazione e valorizzazione. La nuova politica capace di creare consensi anche in ambito comunitario ha l’obiettivo di conservare il territorio con azioni estremamente innovative inserite in un programma di sviluppo delle aree di pregio sia naturali sia semi-naturali, paesaggi dell’ecoregione mediterranea. Il programma sulla rivalutazione del paesaggio identifica alcune metodologie nuove con strade-mappe operative che possono garantire la conservazione della naturale e culturale eredità locale, per offrire scelte concrete di sviluppo economico basato sul turismo e sull’agricoltura sostenibile, e per modernizzare l’attuale sistema di selvicoltura. Il paesaggio delle colline abruzzesi non ha nulla da invidiare al più noto paesaggio toscano anzi, grazie alla forte identità rimasta intatta negli anni può essere considerato oggi un buon paesaggio, forte elemento di attrazione turistica, sviluppo rurale e di conservazione della ricca biodiversità. Si tratta di un territorio, tra la montagna e il mare, con la visibilità lenta dell’azione dell’uomo. Il paesaggio agricolo a mosaico ha iniziato ad affermarsi da quando l’uomo paleolitico ha localizzato le sue prime dimore fisse. Dunque dal neolitico, circa diecimila anni fa, l’uomo ha cominciato a modificare l’ambiente naturale fino ad ottenere l’attuale paesaggio agrario, risultato di un processo di trasformazione durato migliaia di anni. Dopo la rivoluzione industriale con le nuove possibilità tecnologiche numerose foreste sono state distrutte ma altre sono state perfino migliorate e favorite ed oggi, il paesaggio vegetale dell’intera regione Abruzzo, grazie anche ad un articolato sistema di aree naturali protette, può essere considerato un vero scrigno di biodiversità. Tuttavia per la migliore conservazione e valorizzazione di questa importante fascia collinare dell’Abruzzo, occorre affiancare alle azioni di tutela anche il programma di valorizzazione e sviluppo. Il paesaggio mediterraneo come cerniera articolata di azioni c oncrete tra l’agricoltura di qualità e il turismo sostenibile, passando per l’affermazione di numerosi prodotti agricoli tradizionali, solo recentemente recuperati e strappati miracolosamente all’estinzione certa. Occorrono però strumenti legislativi e azioni amministrative finalizzati prima di tutto a stabilizzare e migliorare le condizioni degli operatori e degli abitanti di questa zona della regione.

 

 

LAPISS

 

 

 

Un laboratorio per il monitoraggio e lo sviluppo delle aree naturali protette (LAPISS)

 

La Regione Abruzzo ha conservato elementi di naturalità con un sistema articolato di parchi e riserve naturali, elementi fondamentali nell’Ecoregione Mediterranea centrale, una delle 200 aree a più alta biodiversità al Mondo, individuate nell’ambito della Strategia di Conservazione Ecoregionale. Il sistema di aree naturali protette è formato da tre parchi nazionali, un parco regionale e circa quaranta tra riserve statali, regionali e provinciali. La vocazione dell’Abruzzo, Regione verde d’Europa, è necessariamente una politica di sviluppo sostenibile e durevole per il territorio e per le popolazioni locali. In questa ottica le tre amministrazioni di Penne, Farindola e Montebello di Bertona hanno da tempo aderito ad una delle più prestigiose ed importanti iniziative della Riserva naturale regionale del Lago di Penne. Si tratta della costituzione di un Centro di studi e formazione per la conservazione e la gestione delle risorse naturali. Il LAPISS, sostenuto anche da istituzioni ed associazioni di livello nazionale come la Regione Abruzzo, Federparchi e il WWF, intende sviluppare, promuovere ed ospitare corsi, incontri formativi, seminari, meeting, lezioni, dibattiti e scambi culturali. Il Laboratorio per le Aree Protette Italiane e lo sviluppo sostenibile nasce nel cuore dell’area vestina con l’intenzione di fornire una vasta preparazione agli addetti ai lavori nel settore ambientale ed in particolare a coloro che, per motivi di studio o lavoro, vogliono conoscere la realtà delle aree naturali protette approfondendone gli aspetti gestionali.  La struttura sarà presto pronta ed è localizzata al vertice di un triangolo tra le tre amministrazioni che hanno promosso l’iniziativa. La struttura raccoglie oltre agli spazi necessari per ospitare gruppi numerosi di fruitori, anche le esperienze di tutela ambientale che hanno determinato negli ultimi decenni l’affermazione di un nuovo modello di tutela e conservazione del territorio con risultati concreti nell’ambito dell’occupazione e sviluppo economico compatibile con la difesa del territorio ormai riconosciuto in ambito europeo e mondiale.

 

Fiume Tavo

 

Fiume Tavo

Gestione integrale e sostenibile del fiume.

Il fiume Tavo rappresenta una risorsa fondamentale per il territorio Vestino: è stato ed è il motore dell’economia rurale dei territori che attraversa fornendo principalmente acqua per l’irrigazione dei campi ma anche legname per uso domestico.

In passato ha permesso inoltre il funzionamento dei mulini per la macina dei cereali e rappresentava una discreta risorsa alimentare di pesci, rane e gamberi di fiume.

Allo stato attuale il corso d’acqua ed il rispettivo bacino idrogeologico sono sottoposti ad uno sfruttamento intensivo (captazioni irrigue e potabili, sbarramenti ad uso irriguo ed energetico, sversamento reflui urbani, ecc) che insieme ai mutamenti climatici in atto ha prodotto negli ultimi anni evidenti danni all’agricoltura ed alla conservazione degli ecosistemi acquatici.

A tal proposito è necessario pensare ad una gestione unitaria dell’intero bacino idrico del fiume Tavo che nasce nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e sfocia nel Mare Adriatico attraversando lo sbarramento artificiale del Lago di Penne sede dell’omonima Riserva Naturale Regionale.

Le due aree protette sono state individuate dalla comunità europea come siti SIC (Siti d’Importanza Comunitaria) per la presenza di habitat, specie animali e vegetali di rilevanza comunitaria.

Essi sono separati da una stretta fascia di territorio, a netta vocazione agricola per lo più collinare e non tutelata che si estende per circa tre km.

L’idea è quella di realizzare una connessione ecologica tra le aree protette del Gran Sasso e del Lago di Penne per favorire la naturale dispersione sul territorio della flora e della fauna selvatica attraverso dei corridoi protetti e per la necessità di recuperare il patrimonio idrico come risorsa fondamentale per l’uomo e per gli ecosistemi naturali.

In tal senso si propone di riconoscere l’area non protetta come SIC e creare così un continuum tra i due SIC e procedere ad una gestione unitaria del fiume e del bacino idrogeologico dalle sorgenti al Lago di Penne.

Oltre le emergenze ambientali ed antropiche individuate nel progetto la gestione congiunta dei SIC si propone anche di recuperare aspetti paesaggistici tipici dello scenario montano Vestino quali ad esempio la cascata del Vitello d’Oro, la rigogliosa vegetazione ripariale del fiume ed in armonia con il progetto dell’ecomuseo di riscoprire le strutture che ospitavano le attività agropastorali del territorio della Vallata del Tavo.

 

 

Schede delle degli ecodemocratici (Provincia di Pescara).

 

Ecomuseo Alta Valle del Tavo

Per la conservazione e la tutela dell’ambiente e delle sue risorse.

Il paesaggio montano, inteso come insieme delle attività umane e delle potenzialità naturali, ha bisogno di essere conservato e fatto conoscere. Per questo i cittadini di Farindola hanno posto le basi per il recupero e la divulgazione dell’ambiente montano e delle attività antropiche che nei tempi lo hanno disegnato, proponendo un progetto per la realizzazione di un ecomuseo.

Si tratta di mettere in essere una serie di azioni volte al recupero ed alla valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale dell’Alta Valle del Tavo attraverso la partecipazione diretta della comunità locale.

 

Gli obbiettivi del progetto sono:

1.      Conservazione e valorizzazione del paesaggio agrario

2.      Conservazione della biodiversità

3.      Valorizzazione del patrimonio storico culturale

4.      Promozione del turismo di qualità e destagionalizzazione del flusso turistico

 

Il risultato finale che ci si aspetta di raggiungere con il progetto è

·        Gestione sostenibile del territorio attraverso la partecipazione della comunità locale.

 

 

1^ Assemblea Regionale

 

 

 

 

1^  ASSEMBLEA REGIONALE

 

 

Giovedì 18 settembre, alle ore 18,00, all’hotel Dei Marsi nei pressi del Nucleo Industriale di Avezzano, gli Ecologisti Democratici dell’Abruzzo organizzano la prima Assemblea Regionale dell’Associazione, oltre ad eleggere i propri organismi presenteranno un documento di programma sui temi ambientali e sulla qualità della vita che verrà messo a disposizione del partito e di tutta la coalizione per il programma delle prossime elezioni regionali.

 

Presenzierà Marco Ciarafoni del direttivo nazionale e l’On. Fabrizio Vigni presidente nazionale dell’Associazione.

E’ stato invitato il Segretario Regionale Luciano D’Alfonso e i 4 Segretari Provinciali, Michele Fina, Silvio Paolucci, Antonio Castricone e Giuseppe Di Luca.

 

Dell’evento verrà data massima informazione perché chiunque abbia a cuore gli stessi ideali potrà partecipare e, se vuole, dare un contributo all’Associazione.

Vi ringrazio anticipatamente.

 

 

Vincenzo Pisegna

Coordinatore Regionale provvisorio

Degli Ecologisti Democratici Abruzzo

Pace

L’Abruzzo, regione verde d’Europa, centrale nel Mediterraneo, deve sempre più condurre, come naturale crescita della sua vocazione alla perdonanza, alla pace, al dialogo interreligioso ed interetnico, attività culturali, educative, formative, istituzionali e politiche tese allo sviluppo del Mediterraneo come mare di pace, cerniera tra nord e sud, ovest ed est del mondo. In questa prospettiva dovrà favorire e promuovere le attività dell’organizzazione internazionale “Sindaci per la Pace” (“Mayors for Peace”), presieduta dal Sindaco di Hiroshima, che ha tra i suoi obiettivi il riconoscimento del Mediterraneo come Mare Libero dalle Armi Nucleari (“Mediterranean Nuclear Weapons Free Sea”), come primo passo nell’ambito del proprio progetto “2020 Vision” condotto nell’ambito delle attività di preparazione presso le Nazioni Unite della Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare e finalizzato alla distruzione entro il 2020 di ogni arma nucleare sul pianeta.

La vocazione della Regione Abruzzo verso la promozione della pace e del disarmo nucleare dovrà diventare consapevolezza collettiva dell’Ente e dei cittadini abruzzesi. In questo senso non potrà e non dovrà più essere delegata, quasi come un ufficio per addetti ai lavori, al costoso rito di un premio letterario annuale per la pace ed i diritti umani, ma entrare nel patrimonio programmatico istituzionale  di ogni settore regionale.

Sanità

La qualità della vita dei cittadini abruzzesi è strettamente connessa alla tutela del loro diritto alla salute, attraverso la difesa ed il rilancio del Servizio Sanitario Regionale, messo in grave pericolo nella sua stessa esistenza da un intreccio perverso tra interessi privati e collettivi, tra sanità privata e sanità pubblica, che l’azione suppletiva della magistratura ha traumaticamente portato alla luce.

 

Il mantenimento del diritto di impresa privata in campo sanitario non dovrà mai più comportare la confusione di ruoli tra l’interesse pubblico e democratico del popolo abruzzese alla salute e l’interesse privato all’arricchimento illecito attraverso attività sanitarie. Questo sarà reso possibile attraverso il severo ristabilimento dei ruoli tra imprenditoria sanitaria privata e committenza sanitaria pubblica, che dovrà compiersi con serie e trasparenti attività di controllo del Servizio Sanitario Regionale sulla appropriatezza prescrittiva delle richieste di prestazioni alla sanità privata convenzionata da parte delle Aziende Sanitari Locali, avendo l’obiettivo prioritario di prevenire il fenomeno dei ricoveri impropri.

 

Il fenomeno dei ricoveri impropri nelle cliniche private è stato alla base del gravissimo danno erariale subito nel corso di oltre un decennio dai contribuenti abruzzesi, costretti a subire la tassazione IRAP ed IRPEF più alta tra tutti i cittadini italiani, per fronteggiare un debito enorme, impropriamente saldato nonostante fosse giuridicamente inesigibile, lasciato colpevolmente crescere nel corso di moltissimi anni attraverso la mancata attuazione delle disposizioni di legge nazionali sull’accreditamento dei posti letto privati da parte della Regione Abruzzo.

 

I medici dell’assistenza sanitaria territoriale (soprattutto medici di medicina generale), dovranno essere fortemente responsabilizzati nella prevenzione dei ricoveri impropri, da una parte attraverso il rispetto della concertazione sindacale e degli stessi Accordi Integrativi Regionali, ma dall’altra attraverso meccanismi concordati di sanzionamento di comportamenti esplicitamente o evidentemente inappropriati a favore della sanità privata e contro l’interesse pubblico e del loro datore di lavoro in regime convenzionale: il Servizio Sanitario Nazionale e Regionale.

 

In particolare, non dovrà più essere permesso, a medici di medicina generale convenzionati con il Servizio Sanitario Regionale, di mantenere attività organizzate presso i propri studi medici, in particolare nei Nuclei di Cure Primarie in Gruppo h12 o h24 (che convogliano ed indirizzano la domanda di salute di grandi numeri di utenti), con gruppi di medici specialisti privati organicamente collegati con case di cura private, per interrompere decisamente uno dei meccanismi che hanno alimentato per tanti anni il fenomeno dei ricoveri impropri nelle cliniche private convenzionate.

 

Tali comportamenti, destinati, se ancora tollerati, a ledere anche l’immagine complessiva di oltre mille medici di base, che sono, con la loro assidua e preziosa attività professionale, alla base della salute e dell’aspettativa di vita dei cittadini abruzzesi, dovranno essere considerati incompatibili con gli interessi del Servizio Sanitario Regionale.

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